Gabriele Mossa e le forme della vita

Passeggiare per antiche strade e scoprire lo studio di un artista non è inusuale se è la città di Firenze ad accompagnare il cammino. Basti spingersi dal Duomo verso la chiesa di Santa Croce, passando per Borgo degli Albizi, per poter visitare un atelier che attiri l’attenzione: è il laboratorio artistico di Gabriele Mossa, attivo da anni proprio in questo vivace e vecchio borgo.
Tele dipinte e sculture riempiono gli spazi ed invitano a farsi guardare, ma è sopratutto la pittura a rendersi protagonista, una pittura dalle spiccate doti coloristiche, forte ed incisiva, seducente quanto i soggetti trattati, prevaleatemente figure femminili. E’ nella rappresentazione del corpo umano, infatti, che si esprime il linguaggio artistico di Mossa, sia attraverso la ritrattistica dei volti in primo piano sia nella trattazione del nudo. I suoi corpi sdraiati non sono atti a riposare, ma, come nel passato e stato detto dell’Olympia di Manet, sembrano quasi prepararsi all’incontro; non un nudo ideale, quindi, quale nell’arte classica, ma vibrante vissuto di contemporaneità, modellato dallo sguardo attualeo filtrato daila bellezza di un’arte priva di ridondanze. Le figure irrompono con naturalezza verso la realtà e a volte provocano, come succedeva nella pittura di fine Ottocento, ben studiata e rielaborata da Mossa in forma personale. Ma laddove quella società fingeva indignazione e disorientamento, l’odierno disagio, qualora ci fosse, deriverebbe soltanto dall’immediata attrazione che queste figure sanno suscitare, grazie ed una sapiente esaltazione del fascino corporeo.
Un gesto pittorico più vicino alla scuola francese che alle tradizioni italiane, quello di Gabriele Mossa, ma senza la malinconia che a volte si legge nelle opere del passato. Mossa si dedica con grande passione al proprio lavoro, con una creatività sempre attiva, nata nello studio di Franco D’Aspro a Cagliari, sviluppatasi tra Milano, Torino e Roma, accresciuta anche dall’incontro con realtà estere come Parigi o New Orleans, dove spesso si reca e dove, soprattutto negli ultimi anni, ha elaborato nuovi linguaggi pittorici, con una tecnica capace di catturare le forme ed i colori della vita.

To stroll through antique roads and discover an artist’s studio is not unusual if the city that accompanies your passage is Florence. It’s enough even to venture past the Duomo toward Santa Croce, passing through Borgo degli Albizi to be able to visit a working studio that grabs one’s attention: it’s the studio of Gabriele Mossa, active for years, right in this old and lively quarter. Painted canvases and sculpture fill the vspace and invite you to look, but overall it’s the paint that steals the show; paint with a distinct gift of color, sound and penetrating, and as seductive as its subjects, most of which are of the female figure. In fact, it’s through the representation of the human body that Mossa’s artistic language expresses itself, both in close-up portraiture and in the treatment of the nude. His lounging figures are not reposing, but like Manet’s Olympia, they almost seem prepared for an encounter. They’re not the ideal nude, therefore, that of Classical art, but vibrant and living in the moment, modeled by a modem gaze and filtered by the beauty of a style free of redundancy. The figures penetrate reality with ease and often arouse, much like the paintings of the 19 th century, which have been well studied and personally built upon by Mossa. But whereas that society pretended to be offended and perplexed, today’s uneasiness, if it exists, only comes from the immediate attraction the figures provoke, thanks to Mossa’s skilled exaaltation in the fascination of the body.

Gabriele Mossa’s painterly style is closer to the French school rather than the Italian tradition, yet without the melancholy often represented in the past. Mossa dedicates himself to his work with great passion and an ever-active creativity that was born in the studio of Franco D’Aspro in Cagliary and developed between Milan, Turin and Rome. This has been enhanced by encounters in distant realities such as Paris and New Orleans, where he travels often. Here,espacially in the last few years, he has developed a new painting language with a technique able to capture the form and color of life.